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Quando si parla di dati relativi alla sicurezza, ovvero di crimini, il modello (o almeno uno dei modelli) è l’NYPD, il dipartimento di polizia della Grande mela. In rete è possibile trovare, a partire dal 2006 (il sindaco era il repubblicano poi rieletto come indipendente Michael Bloomberg), i dati relativi alle attività criminali che hanno visto l’intervento dei New York’s finest, come vengono chiamati i poliziotti newyorchesi.

E quando dico dati, intendo il tipo di reato contestato, l’ora e il giorno dell’intervento, il distretto di competenza, il luogo in cui è avvenuto il fatto (se in strada o in appartamento, per dire, o in un negozio), la classe di età, il genere e l’etnia dell’autore (se noto) e della vittima. E, ciliegina sulla torta, la coordinate geografiche del luogo in cui si è consumato il reato. Grazie a questi dati, possiamo ad esempio costruire una mappa delle sparatorie (sì, parliamo sempre di un paese che ha un rapporto disinvolto con le armi da fuoco) avvenute dal 1 gennaio di quest’anno a ieri:

Riesci ad immaginare il valore di queste informazioni? Metti che vuoi aprire un’attività commerciale, eviterai le zone dove si concentrano i furti, metti che hai un servizio di vigilanza privata, saprai dove fare pubblicità al tuo servizio, metti che sei un cittadino, puoi spernacchiare i politici cacciaballe. Perché la sicurezza è un tema su cui non sempre l’aderenza ai fatti è tenuta in considerazione nel dibattito pubblico.

Va bene, dirai, ma perché mi ammorbi nella settimana successiva al Ferragosto con una menata sui dati e sul crimine? Lo faccio perché, come ogni anno, il 15 di agosto è il giorno in cui il Viminale diffonde un dossier con alcuni numeri sulla sicurezza nel nostro paese. Li chiamo numeri, perché non si può proprio parlare di dati.

Ad esempio, se guardiamo al documento diffuso pochi giorni fa, scopriamo che nel primo semestre del 2026 gli omicidi volontari sono calati del 15,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Peccato che un anno di mesi ne abbia dodici. Se nel 2027 si farà il medesimo paragone, limitandosi alla prima metà dell’anno, quello che succederà nei prossimi mesi rimarrà un mistero.

Detto che non si capisce perché al ministero dell’Interno il capodanno cada il 30 giugno invece che il 31 dicembre, sarebbe più sensato un confronto che comprendesse un periodo di dodici mesi, invece che sei. E in effetti era quello che avveniva fino al 2022, quando i dati venivano presentati secondo un calendario che andava dal 1 agosto al 31 luglio. Dal 2023, invece, liberi tutti.

Nel 2023 il confronto è tra i primi sette mesi dell’anno, con la postilla che quelli relativi all’anno in corso non sono consolidati. Nel 2024 o vengono messi insieme i dati del 2023 e quelli dei primi mesi del 2024, oppure si fa un confronto fra tutto il 2023 ed i primi sette mesi del 2024. Le pere con le mele, avrebbe detto la mia insegnante delle elementari. Nel 2025 si torna ai primi sette mesi dell’anno, per passare poi ai primi sei nel dossier uscito pochi giorni fa.

Ora, io non voglio buttarla in politica e dire che questa anarchia (o dadaismo, vai a capire..) nella presentazione dei dati coincide con l’insediamento dell’attuale governo. Tanto più che in questi mesi a fare polemica sulla sicurezza sono Matteo Renzi e Roberto Vannacci, due che hanno bisogno di visibilità mediatica e che siedono all’opposizione (il primo di sicuro, il secondo non mi è chiaro). Però insomma, il confronto con quello che avviene a New York è davvero impietoso.

Nella disperazione, ti lascio sia il link ai dati del NYPD che a quelli del Viminale, che ho ricostruito utilizzando Claude Opus 5. Con una bonus track: ho creato questo repository con Gemini Notebook, che contiene i dossier del Viminale dal 2015 ad oggi. Puoi interrogarlo per avere dati o approfondimenti, ma anche chiedergli diversi input (trovi un esempio di un report, un video e una presentazione già fatti).

Il pezzo datadriven della settimana:

Anche questa settimana, decliniamo al plurale. Intanto, hai visto l’Odissea al cinema? Kemi Elizabeth Ojogbede sì e ha anche riletto il poema. Dopodiché ha estratto i dati relativi alle relazioni specifiche tra i singoli personaggi e ha visualizzato queste relazioni: è una cosa un po’ nerd, ma che spiega bene perché per alcuni aspetti della gestione dei dati sono importanti le tabelle, per altri sono invece indispensabili le visualizzazioni. Trovi il racconto su Nightingale a questo link.

L’altra segnalazione riguarda invece il lavoro di un lettore di mappine, Gualberto Vannini. Dice, e gliene sono grato, che leggere questa newsletter gli ha fatto tornare la voglia di realizzare infografiche. E così ne ha costruita una che consente di monitorare il rispetto degli impegni elettorali da parte del governo, così come i cambi di casacca dei parlamentari. Mi fa ovviamente piacere che mappine risvegli gli istinti data driven dei suoi lettori :)

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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, per Fanpage e per VareseNews, la prima testata locale nativa digitale d’Italia. Ho scritto per 14 anni per l’edizione italiana di Wired. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram. O su LinkedIn, se preferisci.