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La notizia politica degli ultimi giorni riguarda la vittoria (nel senso che hanno ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, insufficienti però per governare in autonomia) di Alternative für Deutschland nel Land del Sachsen-Anhalt. A leggere i giornali, siamo in un clima da primi anni ‘30 (gli stessi giornali che quattro anni fa di questi tempi parlavano di pericolo democratico in caso di vittoria di Giorgia Meloni, così poco democratica che ora ha una maggioranza in frantumi ed è costretta a cambiare la legge elettorale per essere sicura di non perdere le prossime elezioni).

Adesso, io non è che voglio fare la voce fuori dal coro per il gusto di farla. Ma situazioni di questo tipo le abbiamo già viste durante la crisi della Troika in Grecia con Alba Dorata, con l’ascesa di Vox in Spagna, l’accesso di Marine Le Pen al ballottaggio delle presidenziali francesi nel 2022, con i risultati ottenuti dalla stessa AfD nella vecchia Germania comunista. E, parlando di populismo, con gli exploit del MoVimento 5 Stelle e della Lega alle politiche del 2018 e alle europee del 2019 nelle regioni del Mezzogiorno. O di Donald Trump, nel 2016, nel Midwest un tempo culla dell’industria automobilistica americana. Sarebbe a dire? Te lo spiego con i dati:

Su questa scatter plot, nota al secolo anche come grafico a dispersione, ci sono i dati relativi al Pil pro capite e alla disoccupazione nei 16 Landër tedeschi (anche oggi: gli assi non sono scalati a zero per questioni di leggibilità: fai attenzione). Si tratta di due dati che tendenzialmente correlano (qui abbiamo tre outliers: Amburgo, Berlino e Brema), nel senso che difficilmente in una zona con alta disoccupazione il Pil pro capite è alto e viceversa.

Ho chiesto a Claude Sonnet 5 la cortesia di recuperarmi i dati e di organizzarli in un file. Quelli sulla disoccupazione li ha letti su questa mappa, quelli sul Pil li ha trovati in questa relazione. Quelli sulla popolazione non mi convincevano perché erano arrotondati alle migliaia, quindi li ho scaricati io da Eurostat.

E dove sta sulla mappa il puntino rosso che rappresenta Sachsen-Anhalt, la regione in cui ha vinto AfD? È quella con il Pil pro capite più basso, la stima per il 2025 è pari a 38.452 euro contro una media nazionale di 53.516 (-28,2%). Se ti sembrano tanti soldi, ho tre parole per te: costo della vita. Non è finita: in questo Land c’è il quarto valore di disoccupazione più alto, pari al 7,7%, contro una media nazionale del 6,3%.

Insomma, non è esattamente una regione della Germania nella quale la gente se la passi benissimo. Aggiungo un altro elemento: i punti sul grafico sono dimensionati rispetto alla popolazione e quella del Sachsen-Anhalt rappresenta il 2,5% del totale della popolazione tedesca. Per fare un raffronto, è come se da noi Futuro Nazionale vincesse da sola le elezioni regionali in Liguria, in Sardegna o nelle Marche. E questo detto con tutto il rispetto per liguri, sardi e marchigiani.

Ora, se sei arrivato fino a qui, probabilmente penserai che io stia minimizzando. Se hai smesso qualche riga fa sicuramente lo pensi, ma non saprai mai che ti ho scoperto. E sì, lo so benissimo che questo risultato, per quanto locale, avrà un impatto. Probabilmente il cancelliere tedesco Friedrich Mertz rivedrà le sue politiche (di come le forze di estrema destra riescano a dettare l’agenda dei governi pur stando all’opposizione ha scritto bene il direttore di Fanpage Francesco Cancellato nel libro “Nel continente nero” uscito nel 2024), . E sì, l’ho sentita la vicepresidente di AfD Beatrix von Storch dire che espelleranno “un milione e mezzo di afghani e siriani”.

Ma no, non sto minimizzando. Sto cercando di dire che ci sono fette più o meno larghe di popolazione che vivono problemi economici. Per risolvere i quali votano chiunque offra loro una risposta, fosse anche una risposta semplice (e il più delle volte sbagliata) ad un tema complesso, come il reddito di cittadinanza o la remigrazione. Dall’altra parte, la cultura woke, da cui ora anche la sinistra americana inizia a prendere le distanze, non ha offerto risposte alle fasce più povere della popolazione. Se non, forse, chiamarle diversamente benestanti.

E ti dirò di più: nella mia bolla, fatta di gente che racconta le nuove tecnologie, non si fa che parlare di futuro. In una recente intervista, il mio ex direttore Federico Ferrazza ha detto che il futuro è un luogo che spaventa perché, nella migliore delle ipotesi, è il luogo in cui siamo vecchi. Però se il tuo contratto scade fra sei mesi, l’orizzonte della paura del futuro è molto più vicino. Se non hai un lavoro e l’affitto va pagato la settimana prossima, l’orizzonte della paura del futuro è molto più vicino. E se ti prometto che caccerò quell’immigrato che abita in una casa popolare dove potresti vivere tu, è molto facile che io ottenga il tuo consenso. Che poi mantenga la promessa è tutta un’altra storia, ma intanto al governo ci sono arrivato.

Detto questo, non ce l’ho la soluzione (non è neanche il mio mestiere). Se non un generico richiamo, attinto anche questo dalla mia storia professionale. Molti anni fa lavoravo per la Sesaab, editore di proprietà della diocesi di Bergamo. La cui linea editoriale, espressa dal vescovo, era molto semplice: “pensate alla povera gente”.

Ecco, pensiamoci.

Noi ci sentiamo settimana prossima. E se vuoi esplorare i dati economici e demografici dei Länder tedeschi, li trovi qui.

Il pezzo datadriven della settimana:

La segnalazione di questa settimana non riguarda esattamente un articolo, ma è un altro tema che nella mia bolla (fatta anche di gente che costruisce mappe) ha girato molto. E così, in maniera preventiva, ti segnalo un pezzo che spiega perché, nel prossimo futuro, potresti vedere delle mappe in cui l’Africa è molto più grande di quanto tu sia abituato a considerarla.

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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, per Fanpage e per VareseNews, la prima testata locale nativa digitale d’Italia. Ho scritto per 14 anni per l’edizione italiana di Wired. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram. O su LinkedIn, se preferisci.