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Una mattina di qualche mese fa stavo prendendo un caffé con un’amica brasiliana e la sua mamma, arrivata in visita ai nipoti. Nel mio stentato portoghese, ci raccontavamo dei rispettivi paesi. E mi sono reso conto di quanto poco io sappia del mondo. Oggi insomma prendiamo spunto dal primo turno delle elezioni presidenziali per provare a parlare un po’ di Brasile. Ovviamente, dati alla mano.

Intanto il titolo di questa puntata, che riprende il motto Ordem e Progresso che si legge sulla bandiera brasiliana. Ho scoperto che deriva da un motto del filosofo positivista August Comte, che recitava “L'amour pour principe et l'ordre pour base; le progrès pour but”. Ovvero l’amore come principio, l’ordine come base, il progresso come fine. E ho scoperto che il Brasile lo ha adottato quando divenne per la prima volta una repubblica, nel 1889. È durata fino al 1930, l’hanno poi chiamata Repùblica Velha, che se sei un nerd come me fa molto Star Wars.

Nello stesso anno in cui il Brasile diventava una repubblica, l’Italia era ancora una monarchia. Al governo c’era Francesco Crispi, il cui esecutivo approvò il codice Zanardelli, che aboliva la pena di morte. In Campo De’ Fiori (per me la piazza più bella di Roma) veniva inaugurato il monumento a Giordano Bruno. E, leggenda vuole, a Napoli veniva inventata la pizza. Ma torniamo ai giorni nostri. Questa mappa ti racconta la situazione dopo il primo turno delle presidenziali di domenica scorsa.

Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva è in vantaggio negli stati del Nord Est. Si tratta della parte storicamente più arretrata sul piano economico, ma che negli ultimi anni sta crescendo con ritmi più alti del resto del paese. Il Pernambuco, ad esempio, dove Lula ha ottenuto il 63,45%, è lo stato che ha visto la maggior crescita delle attività economiche nel 2026.

Flavio Bolsonaro è più forte negli stati del Sud, che sono tendenzialmente più ricchi. Soprattutto, se vi appassionano le scaramanzie elettorali, è in vantaggio nel Minas Geiras. I giornalisti italiani lo chiamerebbero l’Ohio brasiliano, non sapendo che l’Ohio non è più così decisivo per vincere le presidenziali americane. Più seriamente, i colleghi del Post hanno spiegato bene come, dal 1989 ad oggi, il candidato che ha vinto qui è stato poi eletto presidente.

Dicevamo, però, che oggi l’idea era quella di raccontare il Brasile, dati alla mano. I brasiliani sono 214 milioni, quasi quattro volte gli italiani. E il loro paese si estende su una superficie pari a 8,5 milioni di chilometri quadrati, pari a più di 28 volte quella italiana. Va detto che circa 5 di questi 8,5 milioni di chilometri quadrati sono occupati dalla foresta amazzonica, il 60% della quale è in territorio brasiliano.

Nel 2025 il Pil pro capite a prezzi costanti, espresso in dollari americani del 2021, era pari in Brasile a 20.025$. Quello italiano, invece, a 53.606. Attenzione, però: rispetto ai livello del 2005, quello brasiliano è cresciuto del 32%, quello italiano appena del 4. E c’è un altro indicatore che racconta la crescita brasiliana:

Si tratta del tasso di fertilità, detto anche numero medio di figli per donna (non esattamente un indicatore politicamente corretto, che ci vuoi fare). In demografia, una contrazione di questo indicatore è considerato la spia del fatto che una società sta conoscendo il benessere. È paradossale, mi rendo conto, se hai più soldi dovresti avere meno preoccupazioni rispetto all’avere più figli, ma succede esattamente il contrario. Attenzione: non ti sto dicendo che avere figli, o averne tanti, sia meglio che non averli. Io ne ho uno, è la gioia della mia vita, ma questo rimane un paese libero.

Tornando ai numeri, in Brasile si è passati in vent’anni da 1,94 a 1,61 figli per donna. Nello stesso periodo l’Italia è passata da 1,33 a 1,18, risalendo fino a 1,44 tra il 2008 ed il 2010. Se però sta calando il tasso di fertilità, la società brasiliana resta ancora più giovane di quella italiana:

Come vedi, la percentuale di bambini e ragazzi sul totale della popolazione resta più alta in Brasile: qui i bambini con meno di 4 anni sono il 6% del totale degli abitanti, in Italia appena il 3,28%. Se fai attenzione, però, noterai come la fascia con la percentuale più alta è quella tra i 40 ed i 44 anni, che è pari al 7,82% della popolazione brasiliana: un segno che anche da queste parti la società sta invecchiando. Noi abbiamo già consegnato il primato alla fascia 55-59 anni, che rappresenta l’8,15% della popolazione. I dati sono aggiornati al 2026 e, almeno per il Brasile, rappresentano delle proiezioni.

Un’altra differenza tra Italia e Brasile è molto da nerd dei dati: da queste parti, quando si vota, dobbiamo ancora impazzire a fare scraping dal sito del ministero dell’Interno (e menomale che ora c’è l’AI). A Brasilia, invece, i dati li rilasciano in json, un formato di testo leggero che le macchine gestiscono molto agilmente.

Ah, un’ultima cosa: c’è un legame importante tra l’Italia e il Brasile, che è il terzo paese per numero assoluto di italiani residenti. Secondo Istat, nel 2025 gli iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) erano 692mila in Brasile. Di più solo in Argentina, dove hanno superato il milione, e in Germania, dove erano 847mila.

Se questa puntata ti è piaciuta, ma anche se ti sei annoiato, puoi scrivermi per farmelo sapere. Mentre se vuoi usare i dati sulle elezioni in Brasile li trovi a questo link. Ci sentiamo la settimana prossima. Anzi, atè semana que vem.

Il pezzo datadriven della settimana:

Non si tratta di un vero e proprio articolo, quanto di uno studio realizzato da SustainableAI Group, una realtà che fa advocacy per portare il tema della sosteniiblità nella discussione sull’intelligenza artificiale. Qualche giorno fa hanno rilasciato CLEER, un tool che consente di stimare quanta energia consumano e quanta CO2 emettono i diversi modelli di AI a seconda del tipo di lavoro che chiediamo loro di svolgere. Qui c’è una dashboard interattiva che ti permette di farti un’idea.

Ci vediamo?

Il 20 ottobre sono stato invitato a parlare sul palco degli Stati generali delle città intelligenti. Mi è stato chiesto di raccontare come le città possono utilizzare i dati e l‘intelligenza artificiale. Trovi tutti i dettagli a questo link.

Il 26 ottobre, invece, insieme a Luca Tremolada (il giornalista del Sole24Ore che ha fondato InfoData, il datablog sul quale trovi i miei articoli) terremo un webinair dal titolo “Il vibe coding e l’informazione nell’era degli agenti intelligenti”, nell’ambito degli Education Days della 24Ore Business School, per la quale tengo corsi su AI, agenti e dati. La partecipazione è gratuita, bisogna però iscriversi a questo link.

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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, per Fanpage e per VareseNews, la prima testata locale nativa digitale d’Italia. Ho scritto per 14 anni per l’edizione italiana di Wired. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram. O su LinkedIn, se preferisci.