Quale che sia la tua posizione sull’aborto, credo che su un punto si possa essere tutti d’accordo. Ovvero che su un tema così delicato, che va a toccare le coscienze, i valori, l’etica, la fede di ciascuno, sia importante avere chiarezza. In altre parole, dei dati che ci consentano di misurare il fenomeno. Così che, quando se ne parla, lo si possa fare evitando quel chiacchiericcio delle opinioni che troppo spesso inquina il dibattito pubblico in questo paese (sì, colleghi e colleghe: ce l’ho anche con voi).
Ecco, evidentemente non siamo tutti d’accordo. Perché in Italia avere dati aggiornati e granulari sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è più complicato di quanto sembri. Sul tema, se interessa approfondire, era uscito qualche anno fa “Mai dati”, un libro scritto da Chiara Lalli e Sonia Montegiove. Quest’ultima l’ho anche intervistata su questo tema sul palco del Wired Next Fest 2022. Ma su questo loro lavoro torniamo più tardi.
Insomma, i dati sull’aborto in Italia restano un mistero, come da titolo di questa newsletter. Il ministero, che per legge deve produrre annualmente una relazione sull’attuazione della legge 194, quella che ha legalizzato l’IVG, è in ritardo. Nel senso che a marzo ha pubblicato quella con i numeri aggiornati al 2023.
Sono della scuola che dei dati, come del maiale (mi perdonino gli amici vegetariani e vegani), non si butta via niente. E quindi da questa relazione, per quanto datata, estraiamo comunque qualche numero interessante. Nello specifico, quelli che ci consentono di confrontare il tasso di abortività per mille donne tra i 15 ed i 44 anni in diversi paesi occidentali.

Tra i paesi considerati, l’Italia è uno di quelli con un tasso di abortività più bassi. Nel 2023, sono state interrotte 6 gravidanze ogni mille donne tra i 15 ed i 44 anni. Non solo. Nella stessa relazione si evince di come il numero di IVG in Italia siano in costante calo: siamo passati da oltre 233mila nel 1983 a poco meno di 66mila del 2023, un calo del 71,9% in quarant’anni.
Ora, è vero che nel 1983 sono nati oltre 600mila bambini mentre nel 2023 appena 380mila. Diciamo allora che quarant’anni fa il 26,99% delle gravidanze si è conclusa con un’aborto, contro il 14,73% di tre anni fa. Insomma, comunque li si guardi, i numeri sono in calo. Che questo sia un bene o un male (un male soprattutto nella misura in cui il calo è legato ad una difficoltà ad accedere alla prestazione), lo lascio decidere a te che stai leggendo.
Per quel che mi riguarda, torniamo al mistero. Perché se il ministero della Salute ha appena pubblicato i dati relativi al 2023, c’è un’altra istituzione dello Stato che ha già rilasciato quelli che fanno riferimento al 2024. Si tratta dell’Istituto superiore di sanità, che sul portale Epicentro ha rilasciato dati di fonte Istat più aggiornati di quelli governativi.
Li ho estratti con la funzione ImportHtml di Google Sheet, quindi ho voluto testare il nuovo Claude 5 Sonnet per vedere se il modello riusciva a risalire dall’indirizzo alla provincia. Ci ho visto un paio di allucinazioni e quindi mi sono spostato su Opus 4.8, salvo poi accorgermi che avevo commesso io un errore nel prompt. In ogni caso, i dati parlano di 65mila IVG effettuate nel 2024, ma a me interessava capire la percentuale di aborti farmacologici su base provinciale.

L’aborto farmacologico deve essere effettuato entro la nona settimana di gestazione, mentre in generale in Italia l’IVG è ammessa entro la dodicesima. Richiede due accessi in ospedale per la somministrazione dei farmaci, creando così una complicazione logistica ai reparti, ma ha il vantaggio di non esporre la paziente ai rischi, per quanto minimi, di un intervento chirurgico.
Nel 2024 il 63,3% delle IVG effettuate in Italia è stata di tipo farmacologico. Nella mappa i territori colorati di rosso sono quelli nei quali il dato è inferiore alla media, quelli blu presentano un valore superiore. Più il colore è intenso, più ci si allontana dal valore medio.
La provincia con la percentuale più bassa di aborti farmacologici è Fermo (Marche): qui tutte e 41 le interruzioni volontarie di gravidanza si sono svolte in sala operatoria. Seguono Pescara (Abruzzo) con il 6,01% e Siracusa (Sicilia) con l’11,69%. All’estremo opposto si incontrano Enna (Sicilia), con il 100% di IVG farmacologiche, Crotone e Vibo Valentia, entrambe in Calabria, rispettivamente con il 98,43 ed il 96,1%. Il mistero, però, è tutt’altro che finito.
Sì, perché ci sono anche alcuni dati relativi al 2025. Li hanno ottenuti sempre Lalli e Montegiove in risposta a delle richieste Foia inviate alle regioni. Un’iniziativa portata avanti con l’associazione Luca Coscioni e l’associazione onData (della quale faccio parte dal gennaio di quest’anno, così evidenziamo anche i conflitti di interesse).

Il guaio è che non tutte le regioni hanno risposto e non tutte quelle che lo hanno fatto hanno fornito i dati relativi allo scorso anno. Purtroppo con gli accessi agli atti (fidatevi di chi ne ha mandati più di 500) succede spesso così. Non che vada bene, ma questa è la realtà. Tornando ai dati, nelle 11 tra regioni e provincie autonome che hanno risposto, nel 2025 sono stati effettuati 34mila aborti, ovvero 5,4 ogni mille donne tra i 15 ed i 44 anni. Oscilliamo tra i 2,79 del Veneto e i 7,95 della Puglia.
Raccontati i numeri, resta il mistero: per quale motivo non si riesce ad avere dati aggiornati e granulari su un tema delicato come l’aborto? In attesa di capirlo, puoi trovare quelli utilizzati per costruire questo pezzo a questo link.
Il pezzo datadriven della settimana:
Nell’ultima settimana ha fatto caldo, molto caldo. Qualcuno dice che dobbiamo abituarci a questo clima caraibico, qualcuno come il collega del Post Isaia Invernizzi, in maniera molto più seria, ha utilizzato i dati di Copernicus, l’agenzia europea che studia i cambiamenti climatici, per consentire a ciascuno di capire quanto più caldo abbia fatto nel proprio comune. Si dice spesso che è difficile spiegare il cambiamento climatico perché è un fenomeno lontano, i dati ci consentono di portarlo sulla porta di casa. Il pezzo si legge a questo link.
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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, e per VareseNews. Ho scritto per 12 anni per Wired Italia. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram.
