Per quanto cringe, il titolo di questa puntata della newsletter non è un refuso. Nasce come reazione a quanto accaduto lo scorso fine settimana, quando alcuni colleghi del Post e della Cnn (ai quali va la mia solidarietà) sono stati aggrediti da alcuni coloni israeliani. Lavorando con i dati, ho imparato che un episodio è aneddotica, due sono l’inizio di una tendenza, tre indicano che c’è del lavoro per me. E così sono andato a cercarmeli, questi dati.
Scopro così che c’è un’agenzia delle Nazioni unite, si chiama OCHA (United nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), che censisce sia le uccisioni che i ferimenti tra Israele e Palestina. Ho deciso di concentrare la mia attenzione sulla West Bank, la Cisgiordania. Parliamo di un territorio di 5.655 chilometri quadrati, più o meno come la Liguria, all’interno dei quali vivono 3,3 milioni di palestinesi e 700mila israeliani, gran parte dei quali all’interno di quelli che vengono definiti territori occupati, per un totale di circa 4 milioni di persone (più di due volte e mezza la popolazione ligure).
Ora, dal 2008 ad oggi, in Cisgiordania sono stati uccisi 2.114 palestinesi e 177 israeliani, sono stati feriti 102.917 palestinesi e 2.557 ebrei. Detto diversamente: tra la popolazione palestinese si sono contati 6,4 morti e 311,8 feriti ogni 10mila abitanti, mentre quella israeliana ne ha contati rispettivamente 2,5 e 36,5 ogni 10mila residenti. In altre parole, i palestinesi uccisi nella West Bank sono più del doppio degli israeliani, quelli feriti 10 volte tanto.
Per restringere il dato ad un livello che anche la memoria del più sbadato riesce ad abbracciare, concentriamo l’analisi su quanto è accaduto dal 7 ottobre 2023, il giorno dell’attacco di Hamas ad Israele, costato la vita a 1.200 tra civili e militari israeliani. Da allora i palestinesi uccisi nella West Bank sono stati 1.111: in tre anni le vittime palestinesi hanno superato quelle dei quindici anni precedenti (che, numeri alla mano, sono state 2.114-1.111=1.003). Quelle israeliane 41. Questa, invece, la situazione dei feriti:

In totale i feriti palestinesi sono stati 12.412, poco di più degli abitanti di Taormina. Di questi il 32,7% sono stati vittima dei gas lacrimogeni, quindi verosimilmente in uno scontro con l’esercito israeliano. Un ulteriore 26,2% è stato invece raggiunto da colpi d’arma da fuoco e in questo caso non possiamo escludere che a sparare siano stati dei coloni. Infine un 24,9% ha subito un’aggressione fisica. E anche in questo caso, tra i possibili autori rientrano anche i coloni.

Grazie a Claude Sonnet 5, che mi ha aiutato a recuperare lo shapefile (un file contenente informazioni geografiche utilizzato per realizzare una mappa) e ad unirlo con i dati di OCHA, ho costruito questa mappa che mostra la diffusione dei casi di ferimento di cittadini palestinesi successivi al 7 ottobre 2023.
La regione con il maggior numero di episodi è quella di Nablus, dove si trova l’omonima città che è anche una delle più grandi della Cisgiordania, dove ne sono stati censiti 3.272, il 26,4% del totale. Segue, con 2.116, la regione di Ramallah, di fatto la capitale della Palestina. Mentre Gerusalemme ha registrato 1.019 episodi in cui un palestinese è rimasto ferito dal 7 ottobre ad oggi.
Questo, insomma, è quello che sono riuscito a ricostruire per quanto riguarda la violenza in Cisgiordania. Puoi trovare i dati utilizzati per costruire questo pezzo a questo link.
Il pezzo datadriven della settimana:
La Francia ha un problema di siccità. Un tema che, in epoca di cambiamento climatico, rischia di diventare sempre più frequente, anche da questo lato delle Alpi. Il quotidiano Le Monde, nella rubrica Les Décodeurs, mostra una mappa delle zone della Francia più a rischio. Condivido questo pezzo anche perché non conosco una mappa così dettagliata per quanto riguarda l’Italia. Ma se esiste, e la conosci, scrivimi!
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