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Il tema della newsletter di questa settimana nasce da due elementi: una mia convinzione e la puntata di settimana scorsa. Per quanto riguarda quest’ultima, giusto una settimana fa segnalavo un lavoro di Le Monde sulla siccità in Francia, dicendo che non conoscevo fonti di dati analoghi per l’Italia. E invitando te che stai leggendo (a proposito, grazie!) a segnalarmeli.

Lo ha fatto Matilde (il cui cognome non cito per ragioni di privacy), che mi ha indicato Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca sull’ambiente, e Copernicus, l’agenzia europea che usa dati satellitari per studiare il clima. Ne approfitto per ringraziarla pubblicamente!

Tornando alla genesi di questa newsletter, sono convinto che di temi complessi, come il cambiamento climatico, si debba parlare anche quando non c’è un gancio con l’attualità (tipo le ondate di calore o i dati sull’anno più caldo di sempre). E così, mentre l’Italia sta facendo i conti con un’ondata di maltempo, parliamo di siccità. Lo facciamo intanto con una mappa, che rappresenta la situazione al 21 giugno di quest’anno (la data è legata al fatto che Copernicus fornisce aggiornamenti ogni dieci giorni):

Il colore blu più scuro indica che non c’è alcuna siccità, il rosso più scuro lo stato di allerta, quando cioè la vegetazione va sotto stress. E basta un niente per scatenare un incendio. Se guardate al Piemonte, e pensate che questa foto è stata scattata lo scorso 21 giugno, non stupiscono gli incendi che si sono verificati nella prima parte di luglio.

Questa mappa è stata realizzata con Claude Opus 4.8, al quale ho dato in pasto i dati in formato .tif che ho scaricato da Copernicus. Gli ho chiesto di costruire un artefatto, ovvero una visualizzazione in html, che rappresentasse questi dati. Quindi abbiamo discusso un po’ sulla palette dei colori. Bene, ma come faccio ad essere sicuro che la mappa creata da Claude rispecchi i dati? Semplice: ho chiesto ad Antigravity, utilizzando Gemini 3.6, di verificare la coerenza tra la mappa e i dati. Non è andata poi così male:

Al di là di questo compiacimento un po’ nerd, la mappa dell’Italia ci racconta la situazione al 21 giugno di quest’anno. E ci dice che gran parte del territorio nazionale è in sofferenza, il che non stupisce in quello che è stato il mese di giugno più caldo di sempre. Per allargare un po’ lo sguardo, e passare in qualche modo dal numero al dato*, può essere utile costruire una serie storica, attraverso i dati Bigbang Ispra.

Detto che in Italia, dal 1951 al 2025, sono caduti in media 950,9 millimetri di pioggia l’anno, il grafico mostra la variazione percentuale rispetto alla media. Le barre blu mostrano gli anni in cui il valore è stato superiore alla media, quelle rosse i periodi in cui le precipitazioni sono state inferiori alla media. Si vede ad occhio, scorrendo dall’alto verso il basso, come gli anni con precipitazioni inferiori alla media si concentrino negli ultimi decenni. E con valori che tendono a distanziarsi sempre di più dalla media.

Probabilmente, mentre leggerai questa newsletter, fuori dalla tua finestra starà piovendo. O magari starai godendo di temperature meno torride grazie alle piogge degli ultimi due giorni. Soprattutto quando si parla di clima, però, un numero non fa tendenza. Un temporale potrà risolvere il problema contingente della siccità, non quello strutturale della riduzione delle precipitazioni. Così come una nevicata non smentisce il riscaldamento globale. Puoi trovare i dati utilizzati per costruire questo pezzo a questo link.

*è una cosa che dico spesso quando faccio lezione: un numero è, appunto, un numero. Di per sé, ci dice poco. Il contenuto informativo nasce quando lo si incrocia con altri numeri, per costruire una serie storica, per confrontare l’incidenza su diverse popolazioni e iniziative statistiche simili. Il contenuto informativo nasce, insomma, quando il numero diventa un dato. Meglio, tanti dati.

Il pezzo datadriven della settimana:

Per il pezzo datadriven della settimana ero indeciso tra quello di Raffaele Mastrolonardo per SkyTg24 (solo per abbonati), che consente di confrontare il proprio reddito rispetto alla media del territorio in cui si vive, o il lavoro di Luca Bonzanni sulla desertificazione abitativa in Italia. E così alla fine ho deciso di consigliarvi una serie.

Lo spunto me lo ha dato il tono allarmistico con cui ieri molti media (non solo italiani) hanno riportato la notizia di un incidente che ha coinvolto OpenAI: durante un test, un modello di ChatGPT che operava senza guardrail ha individuato e sfruttato una vulnerabilità zero day sui server di Hugging Face per estrarre dei dati. Qui il racconto sul blog di OpenAI, ma forse già oggi pubblicherò un video sui miei canali social per parlarne.

Una circostanza, l’allarmismo dei media, che mi ha fatto pensare a Person of Interest, una serie andata in onda dal 2011 al 2016 e che ho recentemente rivisto. Parla di un’intelligenza artificiale creata per prevedere i crimini (cosa che in Europa non si può fare, grazie all’AI Act), affronta i dilemmi etici che pone l’utilizzo di uno strumento di questo tipo e racconta anche di come questa AI sia in grado di evolvere. In tutto questo, grandi sparatorie e scazzottate. La serie, se siete abbonati, la potete vedere su Netflix, oppure acquistandola/noleggiandola su Prime Video o sulla piattaforma italiana Chili.

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Ne approfitto per annunciare che sto lavorando ad un corso, che vorrei rilasciare entro l’estate. Nel frattempo, però, ti segnalo alcuni momenti di formazione che mi vedranno coinvolto:

-se sei un giornalista o una giornalista, nella piattaforma dedicata alla formazione puoi trovare un ciclo di tre incontri che si terranno a Milano a settembre, organizzati dalla vicedirettrice del Tg La7 Pina Debbi. Mi ha coinvolto per raccontare di come uso l’AI nel mio lavoro

-se non sei giornalista, ma ti interessa comunque imparare ad usare l’AI, sono aperte le iscrizioni a diversi corsi della 24Ore Business School, alla quale sono docente.

-se invece preferisci una lezione privata, puoi sempre scrivermi

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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, e per VareseNews, la prima testata locale nativa digitale d’Italia. Ho scritto per 14 anni per l’edizione italiana di Wired. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram.

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