Venerdì scorso, alle 17:46, a Pozzuoli si è registrato un terremoto di magnitudo 4,7. Si è trattato della scossa più forte degli ultimi decenni. I media sono così tornati a parlare del bradisismo nella zona dei Campi Flegrei. Un tema che è diventato ricorrente, negli ultimi anni: al Wired Next Fest di Milano del 2023 ne avevo parlato con Titti Postiglione, all’epoca vice capo dipartimento della Protezione civile.
Ma torniamo ad oggi. Con l’aiuto di Claude Opus 5 (i metodi di estrazione previsti dal portale limitavano a 10mila occorrenze, ma in realtà sono molte di più), ho estratto i dati relativi alle scosse registrate in Italia dal 1985 ad oggi dal database dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), isolando poi quelle che si sono verificate nella zona dei Campi Flegrei. Eccole:

Come puoi vedere, quella di venerdì scorso è una delle centinaia, anzi migliaia di scosse di terremoto viste nella zona di Pozzuoli. E il grafico ci dice anche che questi episodi si sono concentrati nel corso degli ultimi tre anni (sì, negli anni precedenti ci sono casi, ma sono isolati e sporadici). Che sta succedendo?
“In epoca moderna, questa è la terza grande crisi che subiscono i Campi Flegrei”, mi spiega Alessandro Tibaldi, professore di Geologia strutturale all’Università di Milano Bicocca, “la prima venne registrata tra il 1969 ed il 1972, la seconda tra l’82 e l’84”. Da allora, per una ventina d’anni tutto era rimasto tranquillo. “Tra il 2005 ed il 2016 abbiamo visto pochi terremoti e a bassa energia, da qui al 2019 le scosse hanno subito un’impennata, con ulteriori accelerazioni tra il 2020 ed il 2022 e nel triennio successivo, quando abbiamo visto aumentare, oltre alla frequenza, anche la magnitudo”.

La situazione, in altre parole, è simile a quella vista nella altre due occasioni precedenti. L’esito sarà il medesimo? “In questo momento non ci sono dati che suggeriscano un avvicinamento del magma alla superficie”, tranquillizza Tibaldi. Affermarlo con certezza (ovvero al di là di ogni dubbio), però, non è possibile. Quello che si può fare è continuare a monitorare l’area, sfruttando la tecnologia.
“I geologi che lavorano sui Campi Flegrei hanno a disposizione i dati relativi a migliaia di eventi sismici. Elaborarli con l’intelligenza artificiale, oggi, è molto più semplice: applichiamo in pochi minuti equazioni che un tempo avrebbero richiesto settimane di lavoro”. Si tratta di studiare la pressione del gas emesso dal magma, la sua composizione, le scosse che vengono registrate.
In particolare, “l’AI ci ha permesso di riconoscere che le scosse si stanno allineando in modo preferenziale lungo una faglia che è orientata da nord est a sud ovest”. Una concentrazione che potrebbe essere una delle cause dei terremoti con magnitudo superiore a 4 registrati nell’ultimo triennio. Perché sì, le cause possono essere diverse, dall’aumento della pressione esercitata dai gas emessi dal magma all’affaticamento dei materiali che compongono le rocce superficiali, alla deformazione di quelle più vicine al magma per via del calore emesso da quest’ultimo.
Il tema è complesso, insomma. E, soprattutto, la geologia ha tempi lunghi: gli ultimi tre anni di aumento della frequenza e della potenza dei terremoti sono un battito di ciglia per una scienza che si muove su orizzonti temporali di decine di migliaia di anni. Lo studio dei dati potenziato dall’AI, però, può dare una mano. Niente che permetta di predire quando si verificherà un terremoto, sia chiaro, piuttosto di individuare una serie di elementi che consentano agli scienziati di affermare che si stiano ponendo le condizioni perché si verifichi un evento potenzialmente catastrofico.
Spetta ad altri, proprio a cominciare dalla Protezione civile, definire i piani di evacuazione di quest’area. Certo, un po’ di prevenzione non guasterebbe: “sono decenni che affermo che non è opportuno prevedere nuovi insediamenti, specie nella zona tra Bacoli e Pozzuoli”, conclude Tibaldi. Qui però entrano in gioco la politica locale, l’economia, la legittima volontà di sviluppo di una comunità. Niente che si trovi nei dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Che invece tu puoi trovare a questo link.
Il pezzo datadriven della settimana:
Lo sappiamo tutti, fa caldo. Ma esattamente, quanto caldo? Guido Cioni, esperto di dati e di meteo, ha costruito un tool che ti permette di visualizzare, praticamente per ogni città, paese e villaggio del mondo, quanto sta facendo caldo. Ovvero, in termini più corretti, quanto la temperatura media di ogni giorno di questo 2026 si discosti dalla media dei dati ERA5, che coprono il periodo dal 1940 ad oggi. Questa, per dire, è la situazione a Roma:

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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, e per VareseNews, la prima testata locale nativa digitale d’Italia. Ho scritto per 14 anni per l’edizione italiana di Wired. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram.
