La situazione è parzialmente rientrata dopo che il governo ha promesso di sbloccare un miliardo per sostenere gli autotrasportatori, messi in difficoltà dagli aumenti dei prezzi dei carburanti. Intanto però sono bastati alcuni giorni di blocco del trasporto merci per far sì che in alcuni supermercati si svuotassero gli scaffali. Ma come è possibile che basti così poco per creare disagi così forti?
La risposta sta nel modo in cui è organizzato il trasporto delle merci in Italia. Intanto, siamo un paese che si muove su gomma. Secondo il report Istat ‘Il trasporto di merci su strada e ferrovia’, uscito a febbraio di quest’anno con dati aggiornati al 2024, “il trasporto terrestre di merci movimenta complessivamente 1.205,1 milioni di tonnellate, di cui il 92,1% su strada e il 7,9% su ferrovia. Anche in termini di tonnellate-chilometro, la modalità stradale è predominante e rappresenta l’86,9% del trasporto totale”.
Preferiamo la gomma al ferro, cosa che ci espone all’oscillazione del prezzo dei carburanti. Ma soprattutto siamo vittima di quella tendenza tutta italiana per cui piccolo è bello. A fine 2025, il 26,6% delle aziende di trasporto merci aveva a disposizione un solo mezzo, un altro 39,2% ne aveva tra i 2 e i 5:

Una quota importante di chi opera nei trasporti è rappresentata insomma da coloro che, con una locuzione vetero-marxista, vengono definiti ‘padroncini’. A renderli tale sarebbe il possesso dei mezzi di produzione, il che mi fa pensare che l’amministratore delegato di una multinazionale altro non sia che un proletario, sempre ovviamente che non sia pagato in stock option.
Ora, la partita Iva che è in me non può che solidarizzare con chi si cimenti da solo con il mercato. Ma allo stesso modo è evidente che un singolo è costretto ad affrontare da solo gli aumenti del costo del gasolio, che quest’anno sono stati compresi tra il 30 ed il 40%. Non ha grandi margini per riorganizzare il lavoro, non ne ha nessuno per fare economie di scala e strappare prezzi migliori a chi vende.
Tanto che quest’estate il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva emesso un bando per l’esodo volontario dalle imprese monoveicolari. In pratica, prometteva 15mila euro a chi decidesse di cambiare lavoro. A disposizione c’erano 2 milioni di euro, sufficienti a coprire l’esodo volontario di 133,(3) imprese monoveicolari, pari allo 0,62% del totale. Come si dice lungo i Navigli, buona la strategia, pessima l’execution.
I dati che ho usato per questa newsletter li ho cercati con Gemini 4 Argon, attualmente il modello di frontiera di casa Google. Come sostiene il collega del Secolo XIX Emanuele Capone, Gemini ha il vantaggio competitivo di essere presente su tutti gli smartphone Android, ma con questo modello mi sembra che sia andata oltre le rendite di posizione.
Resta aperta una domanda: come è possibile che siano bastati pochi giorni di blocco per vedere gli scaffali vuoti? Il motivo sta nel modo in cui è organizzata la logistica dei supermercati. Il modello si chiama ventilazione, l’idea è ridurre gli spazi di stoccaggio e allungare i tempi di vita sullo scaffale dei prodotti freschi. Per questo frutta e verdura, carne e pesce trascorrono al massimo 24 ore nei centri di distribuzione prima di arrivare nei singoli supermercati. Questo spiega perché pochi giorni di blocco sono sufficienti perché le scorte si esauriscano e gli scaffali si svuotino.
Se questa puntata ti è piaciuta, ma anche se ti sei annoiato, puoi scrivermi per farmelo sapere. Mentre se vuoi usare i dati che ho usato per costruire le mappine di oggi, li trovi a questo link. Ci sentiamo la settimana prossima.

Il pezzo datadriven della settimana:
Questa settimana sono due e hanno entrambi a che fare con il clima. Il primo è un super lavoro della Reuters (anche se per loro si chiama giovedì) che mostra come sono cambiate, in termini di estensione sul pianeta e temperature raggiunte, le ondate di calore. Sì, quelle che ti hanno fatto impazzire quest’estate e che probabilmente stai pensando di esserti messo alle spalle, ora che l’autunno è finalmente arrivato.
Il secondo è un po’ più leggero ed è un lavoro di Elmer Niemi. Si chiama Where to live ed è un sito che ti aiuta a scegliere la tua città/regione del mondo ideale. Puoi selezionare ovviamente il clima che preferisci, ma anche il paesaggio, la qualità della vita, la facilità con cui si trova lavoro (o puoi continuare a fare il tuo da remoto). A me ha suggerito di trasferirmi a Tampere, città della Finlandia meridionale situata tra il lago Näsijärvi e il lago di Pyhäjärvi. Adoro, anche se temo ci sia una questione di potere d’acquisto, che però magari è materiale per un’altra newsletter. E tu, dove dovresti trasferirti? Scrivimelo, magari facciamo la mappina di dove dovrebbero trasferirsi i lettori di mappine :)

L’auto rassegna:
Auto nel senso che ti segnalo qualcos’altro di mio, che visto il tema di questa segnalazione potresti equivocare. Se hai mai valutato l’acquisto di un’auto elettrica, ti sarai sentito spiegare che le case automobilistiche garantiscono una capacità di carica residua dell’80% dopo 8 anni o 150mila chilometri. L’aspetto interessante è che si tratta di stime conservative. Lo dicono, ovviamente, i dati: li ha raccolti Aviloo e, per parecchi modelli, la capacità di carica residua dopo 150mila chilometri supera il 90%. Argomento che potrebbe favorire la nascita di un mercato dell’usato elettrico. Ne ho scritto per InfoData.

Ci vediamo?
Il 26 ottobre, invece, insieme a Luca Tremolada (il giornalista del Sole24Ore che ha fondato InfoData, il datablog sul quale trovi i miei articoli) terremo un webinair dal titolo “Il vibe coding e l’informazione nell’era degli agenti intelligenti”, nell’ambito degli Education Days della 24Ore Business School, per la quale tengo corsi su AI, agenti e dati. La partecipazione è gratuita, bisogna però iscriversi a questo link.
Dal 12 al 15 novembre, a Varese, c’è Glocal, il festival di giornalismo organizzato da VareseNews. Il vostro affezzionatissimo, oltre ad essere il producer dell’evento, terrà due laboratori, entrambi nella mattinata di domenica 15, rivolti ai giornalisti. Uno parlerà di automazioni da inserire nel lavoro redazionale, l’altro di come usare l’AI per fare giornalismo con i dati. Il programma, in ogni caso, è molto più ricco.

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Sono Riccardo Saporiti, datajournalist, scrivo per InfoData24, il data blog del Sole24Ore, per Fanpage e per VareseNews, la prima testata locale nativa digitale d’Italia. Ho scritto per 14 anni per l’edizione italiana di Wired. Se ti è piaciuta questa puntata puoi considerare di inoltrarla ai tuoi amici. Se ti è stata inoltrata, puoi valutare di iscriverti. E magari di seguire mappine su Instagram. O su LinkedIn, se preferisci.
